diumenge, 21 de juny de 2015

Taci, calmati! (Diumenge 12)

Avanti ieri, venerdì pomeriggio, sono andato alla Prima Stazione –qui vicino-, a celebrare il Kabalat Shabat, un benvenuto dal sabato che si fa a l'aperto, tra la gente, molto popolare.

La rabina che comandava la celebrazione cominciò ricordando che era il primo Shabat dal mese di Ramadan, ponendo l’accento che i musulmani cominciavano un tempo speciale per avvicinarsi di più a Dio. Anche si lamentò dall'incendio provocato nella chiesa di Tabgha, e le nove morti nella chiesa di Charleston. Questo discorso della rabina non si ascolterà mai nelle notizie, ma è anche veridico, come gli altri successi.
 
Questi commenti interreligiosi, sinceri, fatti con sensibilità, ma anche con autorità, diventarono per me come un balsamo guaritore da tante ferite che portano le religioni tra loro; diventarono una grande bonaccia che calma le tempeste che agitano la nostra identità religiosa, specialmente effervescente a Gerusalemme.
 
Le parole convinte della rabina avevano autorità e la stessa intenzione che le parole di Gesù nel vangelo di oggi: "Taci, calmati". Per questo, quando le tempeste esteriori e interiori chi assediano, noi dobbiamo ricordare le parole di Gesù nella barca agitata: "Taci, calmati".
 
E seguendo l'esempio di questa dona rabina, diciamo che oggi è la prima domenica durante il tempo di Ramadan. È lamentiamo i morti recenti in diversi mosquee e di una sinagoga a Gerusalemme.
 
Cosi diventeremo come Gesù, che invece di agitare più le acque con i nostri lamenti come fanno i discepoli nel vangelo, diventeremo strumenti di bonaccia con la nostra preghiera, la nostra testimonianza, anche con il nostro silenzio.
 
Taci, calmati! Questa frase di Gesù serve per tutto!